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John Cage

191

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Alla ricerca del silenzio perduto

2008

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INFO

L'iniziativa fu di Tito Gotti, tanto appassionato di treni da giungere a scegliere tra i territori atti al corteggiamento il cavalcavia tra Mascarella e Stalingrado, o quello di Porta Galliera. Egli, il patron di una piccola sezione delle attività del teatro Comunale di Bologna, le Feste Musicali, aveva preso contatto con il musicista statunitense proponendogli di allestire un intervento i cui fini erano di “creare un rapporto fra manifestazione musicale, comunità e territorio, [intendendolo] sia come il territorio visto dai viaggiatori del treno che quello abitato dagli abitanti delle località in cui il treno si fermerà, oltre a un rapporto tra abitanti e viaggiatori, i quali potranno unirsi agli altri durante il viaggio, e così via”.
Sarebbero state disponibili sette carrozze, tra le quali due senza scompartimenti e sedili, nelle quali pensava potessero essere sistemati ensemble cameristici, ma dove avrebbe potuto transitare e soffermarsi anche il pubblico.
Egli riteneva inoltre che anche negli altri vagoni un po’ di musica potesse avere luogo con soli di chitarra, quartetti vocali o di strumenti a fiato, ma soprattutto considerava che un sistema d’amplificazione avrebbe potuto portare per tutto il treno le musiche di volta in volta volute, strumentistiche o elettroniche che fossero.
John Cage, già da anni impegnato in un progetto di totale rinnovamento delle idee, le più consolidate sull’arte in generale e in particolare sulla musica, andò ben oltre le ipotesi di Tito Gotti. Volle microfoni che riprendessero stridii, cigolii e il continuo assestamento dei ferri delle vecchie carrozze e portò tutta questa sonorità all’interno del treno nel quale imperturbabile fluiva la musica elettronica registrata su cassette da Juan Hidalgo e Walter Marchetti, ch’egli aveva voluto come collaboratori. Fu un treno a due facce: autosufficiente all'interno, ma esplosivo verso l'esterno quando si fermava, nelle stazioni in cui era previsto lo facesse, dove trovò sempre ad accoglierlo un pubblico sorprendentemente numeroso, con gruppi folk locali o la banda del paese. Su tutti il treno rovesciava con gran volume sonoro la musica della sua cabina di regia. Allegria e stupore si diffondevano nell’impressione di un carnevale complessivo, fatto dal rovesciamento dei valori, dell’alto e del basso.
Giampiero Cane 

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