La dura vita dei primi punk bolognesi
SYNOPSIS
Ma come arrivo' il punk a Bologna, citta' del Movimento? Erano gli anni del marzo, del convegno sulla repressione, della Bologna Rock, e i punk non avevano un vero posto dove trovarsi. "Con alcuni ci vedevamo davanti al Disco d'Oro, dove arrivavano tutti i dischi perche' i proprietari andavano a Londra, compravano i dischi usati e li rivendevano come nuovi "dice la Carroli". Come locale c'era il Punkreas, frequentato da freakettoni, rockers e primi punk: uno scantinato aperto da un'area del movimento ma durato solo 6 mesi per le lamentele dei vicini. Ma non ci andava bene niente: eravamo punk! La' c'era gente con barbe e capelli lunghi, gruppi pop e i vari cioe', com'e' creativo...". Decisamente un ambiente lontano dal punk. Ma quando la Carroli e altri organizzano al cinema Alemanni di via Mazzini 65 delle domeniche con concerti punk ci sono molti problemi: "avevamo pensato a quattro concerti, ma ne abbiamo fatti solo due, perche' si entrava in Quaresima, ed era un cinema parrocchiale! Ma soprattutto c'era poco pubblico!". I punk dovevano ancora trovarsi.
Poi arrivano i Clash in piazza Maggiore. E' il 1980, e' il gran finale della rassegna Ritmicitta', l'immagine del volantino-RAF sulla nuova politica giovanile del Comune, e noi -dice la Carroli- facciamo volantinaggio (il volantino e' riprodotto nel volume, ndr) durante il concerto. Lo contestiamo perche' e' una forma di recupero, perche' i Clash sono rockstar e non sono piu' punk, e perche' con quel concerto ci vogliono dire 'state tutti buoni'. E soprattutto perche' i problemi restavano sul tavolo: dopo una bella serata di musica il Comune non poteva pensare che la questione punk era chiusa li': noi c'eravamo 365 giorni l'anno. Questo era il senso del volantino: punk, incontriamoci!" E poi si incontreranno, avranno spazi per suonare e promuovere, produrre e vendere dischi... ma questa e' un' altra storia.
AUTORI
Alberto Sebastiani|09/01/2014