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2024
"Chi ha detto che tutto questo non si possa fare esattamente al contrario?"

La storia di Antonio Vandre' Pioli (1926-2004), in arte Wandre', nasce e si sviluppaa Cavriago, un piccolo paese nell'hinterland di Reggio Emilia. Ed e' una storia tipicamente Emiliana, germogliata in un territorio geneticamente ricco di creativita' e particolarmente fertile di musica. Perche' una mostra sulle opere e la vita di Wandre'? Perche', come gia' scriveva Pablo Echaurren piu' di quindici anni fa, si tratta di un genio assoluto, venerato all'estero e misconosciuto in Italia; e il momento e' quanto mai appropriato, ricorrendo quest'anno il ventennale della sua scomparsa.
Figlio di un padre disertore per amore durante la Prima Guerra mondiale, Wandre' eredita da questi la passione per la liuteria e la forza di coltivare i sogni impossibili.
A differenza del padre pero', che era arrivato a ipotecare la casa per costruirsi una macchina per volare, Wandre' i suoi sogni impossibili riusci' a realizzarli, restando sempre coerente con le proprie idee a dispetto di tutto e di tutti. Lo fece sulle montagne dell'Appennino reggiano, che lo videro partigiano a sedici anni; lo fece nel settore edile, dove lavoro' per dieci anni; lo fece in liuteria, dove alla fine degli anni '50 opero' la piu' grande rivoluzione concettuale e tecnica del XX secolo. E lo fece con l'adesione al movimento Fluxus e con il suo recitare la vita fra alti e bassi, fino alla morte, in un infinito teatro di strada. Il corpus della mostra e' incentrato sull'arte liutaria di Wandre', caratterizzatada una visione innovativa del ruolo dello strumento musicale, che da attrezzo di lavoro viene trasformato per la prima volta in una protesi dell'artista per il transfert emotivo. Quella di Wandre' e' stata un'operazione di design emozionale, capace di coniugare avanguardie e lirismo erotico per dare espressione a un'urgenza poetica pop-futurista che permea tutto il suo lavoro. L'intera opera di Wandre' contiene tre ingredienti fondamentali: le radici, l'osservazione e il dubbio. Questi elementi lo spingono a inserire costantemente simboli che rimandano al suo vissuto personale e ai fermenti contemporanei che animano la societa', la politica e il costume. Wandre' e' un raffinato osservatore della realta' che lo circonda e di fronte a qualsiasi cosa si interroga puntualmente: "chi ha detto che tutto questo non si possa fare esattamente al contrario?". Quindi prova a farlo, infrange qualsiasi regola, e dimostra che molto spesso e' proprio in quel contrario che si nascondono le intuizioni geniali. Chi mai avrebbe potuto concepire un piano armonico concavo per una chitarra? Oppure bombature asimmetriche o ponticelli con le corde sospese? Solo lui, uno scienziato della liberta'. Il percorso della mostra, che inizia con i primissimi strumenti costruiti da Wandre', corrisponde a un viaggio dove lo spettatore, fra bassi, chitarre, note biografiche e altre opere, si confronta con i sogni, le allucinazioni e gli incubi del liutaio artista. Lungo questo cammino si scopre che Wandre' fu partigiano, attore dilettante, caporedattore,capomastro, imprenditore, fashion designer, artista Fluxus e tanto altro, ma fu anche il primo a costruire in Italia una fabbrica di chitarre elettriche, fu il primo al mondo a produrre contrabbassi con il manico pieghevole, il primo a utilizzare l'alluminio per forgiare manici e cordiere e fu l'artefice di tante altre innovazioni tecniche, anche nel settore della verniciatura. L'esplorazione del mondo wandreano culmina nella sala che illustra la famosa Fabbrica Rotonda di Cavriago, progettata nel 1959 con soluzioni edilizie d'avanguardia, giudicate folli all'epoca, ma poi utilizzate alcuni anni dopo per costruire il Madison Square Garden di New York. L'architettura funzionale della fabbrica e l'organizzazione del lavoro al suo interno sono il frutto di una personalissima ricetta elaborata da Wandre', capace di coniugare lo Scientific Management di Taylor e Ford con le suggestioni dello Human Relation Movement di Elton Mayo e le Human Resources Theories di Abraham Maslow. L'effetto e' una fabbrica utopistica di sapore marcusiano, guidata dalla fantasia, che anticipa di almeno 4 anni la Factory di Andy Warhol e di 40 lo Humanistic Management, enunciato da Minghetti e Cutrano nel 2004 (l'anno in cui Wandre' moriva). Nella fabbrica Wandre' esercita una leadership convocativa, stimola gli operai a esprimersi con variazioni estemporanee sui modelli in produzione, e vuole che sul lavoro essi possano vedere direttamente il cielo, simbolo cardine di liberta', sempre: poiche' il lavoro, anche quando piace, e' inevitabilmente una fonte di costrizione per l'uomo. Ecco il perche' di quella immensa finestra che abbraccia l'intera circonferenza dell'edificio e l'apertura centrale su quel tetto assurdamente concavo. Gli operai hanno le chiavi dello stabile e vige l'assoluta flessibilita' degli orari; il capitale e' condiviso e tutti ne possono usufruire per piccoli lavori personali. La fabbrica e' frequentata da musicisti che improvvisano jam session e dal pittore Lelio Lorenzani che interviene con pennelli e colori sulle casse armoniche degli strumenti. Le chitarre e i bassi costruiti nella Fabbrica Rotonda sono vere e proprie opere d'arte pop, sculture fruibili per musica, che hanno assorbito tutta l'energia di chi lavorava in quel magico edificio e oggi ce la restituiscono. Nell'ultima sala, dedicata ai contrabbassi, lo spettatore assiste a un'apoteosi psichedelica e puo' gustare un assaggio embrionale dell'arte di Keith Haring, vent'anni prima di Keith. L'approdo finale e' alla performance dell'auto-contrabbasso, dove Wandre' trasforma se' stesso in un contrabbasso e si auto-suona. Dunque non un'esposizione apollinea di cimeli e documenti storici, ma piuttosto un'escursione emotiva nel cosmo della contaminazione fra arte e design, cosi' fervida e animata nelle province emiliane del secondo dopoguerra. L'esplorazione di un mondo popolato da simbolismi e colori fortemente attivi sugli archetipi piu' profondi, un mondo asimmetrico, fatto di non leggi, che ci apre le porte della liberta'. Il visitatore non ne esce con l'animo appagato, bensi' irrequieto e bramoso di saperne di piu'. Questa e' la "wandreite", che colpisce chi si confronta senza preconcetti con la vita e le opere di Wandre'... e dalla quale non si guarisce piu'!

Marco Ballestri
curatore della mostra

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